venerdì , 23 Agosto 2019
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Arriva il mea culpa di Mark Zuckerberg sulla questione Cambridge Analytica

Finalmente Mark Zuckerberg dice la sua sulla questione Cambridge Analytica e ammette le sue colpe. Gesto dovuto ma arrivato probabilmente troppo tardi e intanto l’hashtag #DeleteFacebook è già più di una semplice provocazione.

Ha sempre dato l’impressione del bravo ragazzo, Mark Zuckerberg, con la sua faccia pulita nei suoi panni da ragazzo comune, di brava famiglia e con la convinzione di poter migliorare il mondo grazie alla sua piattaforma social.
In effetti Mark Zuckerberg è un bravo ragazzo a prescindere dai 72 miliardi di patrimonio, 72 miliardi che lo posizionano al quinto posto nella classifica degli uomini più ricchi al mondo.
Oggi, però, la figura del CEO di Facebook è leggermente compromessa e il problema peggiore non sono i 50 miliardi di dollari persi a causa del crollo delle azioni in borsa dopo la questione di Cambridge Analytica, ma perchè, purtroppo ma soprattutto, come ci si aspettava, Mark ha ammesso che tutto ciò poteva essere evitato ammettendo quindi le sue colpe.

Zuckerberg fa un mea culpa e lo fa in maniera eclatante pubblicando un post sul suo profilo Facebook dove un pò ripercorre i vari step che hanno portato poi allo scandalo di Cambridge Analytica che ha visto come protagonista Facebook e di cui tutti siamo venuti a conoscenza qualche giorno fa.

Zuckerberg spiega che nel lontano 2005 era a conoscenza dell’operato di Cambridge Analytica e che aveva preteso dalla stessa, una certificazione in cui si attestava di non essere in possesso dei dati.

Ma la situazione è sfuggita di mano, sicuramente per negligenza o superficialità e, quello che conta di più, è che i dati di 50 milioni di utenti sono stati spiati e rubati da terze parti che, sicuramente, li hanno utilizzati per scopi inappropriati. L’uomo più ricco della Silicon Valley vittima del sistema creato da lui stesso, un sistema che ha stravolto il nostro modo di comunicare, di socializzare, di vivere ma che forse rappresenta un castello fondato su basi troppo utopiche e che, probabilmente, comincia a sgretolarsi e tutto questo pone un focus sulla figura di Zuckerberg da cui emerge che non è solo responsabile del suo social network, ma di un’intera comunità globale che da qualche anno ha posizionato la condivisione al centro della loro comunicazione, della loro vita.

Zuckerberg ammette che in quanto proprietario della piattaforma è il primo responsabile dell’accaduto e tiene a precisare che i regimi di sicurezza all’interno del social, saranno sicuramente rinforzati. Ma può questo bastare realmente per ripulire quella faccetta da bravo ragazzo da una macchia probabilmente indelebile e, probabilmente, destinata ad espandersi?

Ad oggi, di fatto, non incolpiamo Zuckerberg di essersi accontentato di una semplice certificazione che attestava che nessun dato sensibile venisse rubato, bensì di quello che si vocifera e che potrà emergere dopo la dichiarazione di Chris Wylie che ha detto, senza mezzi termini, che, nel 2014, i dirigenti Facebook sapevano che il programma destinato alla raccolta dati sulla piattaforma era gestita e supervisionata da Steve Bannon, l’uomo che gestisce le strategie politiche di Trump.

Sarà probabilmente l’inizio della disfatta di questo sistema diventato ormai troppo grande o Zuckerberg riuscirà a risolvere la questione nel migliore dei modi cancellando per sempre questa terribile macchia e convincendo gli utenti che possono ancora fidarsi di quel ragazzo perbene.

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